C’è un luogo, lungo il corso silenzioso della fiumara del San Pasquale, che custodisce i segreti di chi l’ha percorso secoli fa.
Scoprire i siti Panaghia e Panaguddha non significa solo ritrovare antichi insediamenti , ha un significato molto più profondo: significa entrare nelle pieghe della storia della nostra terra, dove si nascondono e si mescolano la devozione verso la Madonna Tutta Santa, Panaghia, e la vita quotidiana delle genti che lì vivevano.
Il rinvenimento a forma circolare sembrava confermare la tesi della presenza di una Chiesa bizantina.
Oggi, però, quel ritrovamento assume un’altra natura, quella di un complesso residenziale romano, databile tra il III e il IV secolo d.c.
Gli scavi hanno portato alla luce i resti di grandi magazzini pronti a ospitare i dolia colmi di vino e olio, stanze absidate e i passi di un’intera comunità che in quella vallata lavorava, amava e costruiva il proprio futuro.
Poco distante, la vicina sinagoga di Bova Marina nel Parco Archeologico Archeoderi , a riprova come questi luoghi, prospicenti il mare Ionio, siano stati un crocevia di culture, commerci ma, soprattutto, esempio di tolleranza e convivenza pacifica.
Ed allora, Panaguddha, la “piccola Panaghia“, si fa custode di questo abbraccio, di questa convivenza, tra la fede bizantina e le fondamenta terrene della grande civiltà romana.
Camminare oggi tra i resti di Panaghia e Panaguddha non è semplicemente una visita archeologica, è la prova di una profonda connessione umana; significa riuscire, ancora, ad immaginare, riscoprendola, l’essenza di chi, prima di noi, ha guardato lo stesso mare, risalito la stessa fiumara, lasciando tracce fragili eppure immortali della propria esistenza, tracce che attraverso l’impegno di tutti noi non solo non vanno perdute, ma conservate e valorizzate. Perché non ci sia mai una soluzione di continuità, nell’amore verso questa terra di Calabria.



